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Frequency Therapy Healing
Storia della ricerca

La storia di Royal Raymond Rife

Dall’officina di San Diego ai microscopi insoliti, alle cliniche sperimentali e a decenni di controversie: una narrazione storica basata sul libro di Barry Lynes.

Royal Raymond Rife era un uomo d’officina e di laboratorio: costruttore di microscopi, esperto di meccanica di precisione e ricercatore che voleva osservare i microrganismi vivi e, al tempo stesso, agire su di essi mediante frequenze elettriche. La sua storia conduce dal Nebraska a San Diego, dagli esperimenti solitari alla collaborazione con medici autorevoli, alla clinica estiva di La Jolla, alle controversie commerciali e a decenni di sforzi per impedire che il suo lavoro cadesse nell’oblio.

La narrazione segue il libro di Barry Lynes The Cancer Cure That Worked! Fifty Years of Suppression, pubblicato per la prima volta nel 1987; l’esemplare utilizzato appartiene alla quarta stampa, dell’aprile 1992. Lynes sostiene che Rife avesse sviluppato un metodo efficace di cura del cancro, la cui affermazione sarebbe stata impedita da interessi professionali, personali e finanziari. Nelle pagine che seguono presentiamo la sua interpretazione storica e le lettere, le relazioni e le testimonianze sulle quali la costruisce. Il testo è una sintesi originale del libro, non una sua traduzione letterale. [1]

Al centro vi sono Rife e le persone che incrociarono il suo cammino: Arthur Kendall, Milbank Johnson, Edward Rosenow, James Couche, O. Cameron Gruner, Ben Cullen, John Crane e i ricercatori successivi. Le loro collaborazioni, il loro entusiasmo, i dissensi e le vicende personali compongono la storia che Lynes volle riaprire poco più di mezzo secolo dopo la clinica del 1934.

I protagonisti della storia

Un breve promemoria sui personaggi principali. I loro ruoli sono riassunti sulla base del racconto di Lynes.

Persona Ruolo nella storia
Royal Raymond RifeCostruttore di microscopi e strumenti a frequenze; protagonista del racconto.
Milbank JohnsonMedico che organizzò le cliniche e mise in contatto ricercatori e sostenitori.
Arthur I. KendallRicercatore nel campo dei batteri che collaborò con Rife per esaminare le minuscole forme coltivate nel suo terreno K.
Edward C. RosenowRicercatore della Mayo Clinic che partecipò alle osservazioni e ne riferì.
James CoucheMedico che, secondo il libro, utilizzò lo strumento nel proprio ambulatorio e descrisse le sue esperienze.
O. Cameron GrunerRicercatore di Montreal con il quale vennero confrontate colture e forme osservate degli organismi.
Philip HoylandCollaboratore per l’elettronica e socio della Beam Ray; in seguito parte attrice nella controversia commerciale.
Ben CullenAmico di Rife e finanziatore della Beam Ray, i cui ricordi sono spesso citati da Lynes.
John CraneCollaboratore di Rife dal 1950, sviluppatore di nuovi strumenti e custode della documentazione conservata.
Virginia Livingston-WheelerRicercatrice la cui spiegazione microbica del cancro viene collegata da Lynes alle idee di Rife.
Barry LynesAutore del libro, che ricostruisce la propria interpretazione di questa storia attraverso i documenti conservati e le testimonianze.

Lettere, testimonianze e dettagli tecnici

1888–1920: dal Nebraska all’officina di San Diego

Rife nacque nel 1888 a Elkhorn, nel Nebraska. Nel 1913, a venticinque anni, arrivò a San Diego dopo aver attraversato il Paese in automobile partendo da New York. Lynes lo presenta come un uomo felicemente sposato, attratto dalle macchine, dall’ottica, dall’elettronica e dalla batteriologia. Gli amici lo chiamavano Roy e ne sottolineavano la dolcezza, la modestia e la straordinaria abilità.

I suoi interessi spaziavano dalla balistica e dalla costruzione di automobili da corsa alla fotografia e alla microscopia. Per questi primi anni il libro menziona anche il servizio nella Marina durante la Prima guerra mondiale e viaggi nei laboratori europei per conto del governo americano. Rife acquisiva le conoscenze che gli permettevano di trasformare da sé un’idea di ricerca in uno strumento costruito con precisione.

Nel 1917 iniziò a costruire il suo primo microscopio, che completò nel 1920. Nello stesso periodo realizzò anche il suo primo strumento a radiofrequenza. Osservando gli organismi, si domandava se le loro diverse proprietà chimiche ed elettriche implicassero anche risposte differenti alle frequenze elettriche. Per gli esperimenti gli servivano microscopi, tubi, componenti elettronici, attrezzature fotografiche, colture di laboratorio e animali. Gli industriali Timken e Bridges finanziarono il laboratorio e le prime ricerche.

Un collaboratore ricorda Rife al lavoro

Lynes illustra il carattere del suo lavoro attraverso il ricordo di un collaboratore del 1958. Questi descrive un uomo che costruiva da sé microscopi, un micromanipolatore (un dispositivo per spostare oggetti minuscoli con grande precisione sotto il microscopio) e minuscoli strumenti chirurgici, operava con cura gli animali da esperimento e rimaneva immobile per lunghe ore a osservare i preparati. Ricorda anche l’ordine del laboratorio e la pazienza di Rife. Un ritratto che spiega perché i collaboratori vedessero in lui molto più dell’inventore di un singolo apparecchio. [1]

Gli anni Venti: il desiderio di vedere ciò che è vivo

Il primo campo che il libro descrive più diffusamente è la tubercolosi. Rife cercava di individuare la risposta elettrica del suo agente causale e di seguirne l’effetto al microscopio. Secondo il resoconto di Lynes, riuscì a distruggere le forme batteriche osservate, ma alcuni animali da esperimento morirono ugualmente. Rife ne dedusse che sopravvivesse una forma più piccola, invisibile all’occhio. Per studiarla aveva bisogno di un diverso metodo di osservazione.

Tra il 1920 e il 1925 furono preparati circa ventimila campioni di tessuto sezionati e colorati. Eppure non trovò ciò che cercava. Riteneva che i coloranti chimici e la preparazione dei campioni modificassero o distruggessero le strutture più minute prima ancora che il ricercatore potesse osservarle. Da questa insoddisfazione nacque l’idea che Lynes chiama «colorazione con la luce»: il microrganismo sarebbe diventato visibile con un’illuminazione adeguata, senza la consueta colorazione chimica.

Completò il secondo microscopio nel 1929. Un articolo sulla prima pagina del San Diego Union del 3 novembre descrisse il suo apparecchio e la ricerca di un modo più rapido per preparare campioni vivi. Rife spiegò al giornalista il vantaggio di un ricercatore che fosse anche meccanico: conosceva il problema e poteva costruire da sé lo strumento necessario a risolverlo. Un successivo articolo di giornale paragonò il suo approccio all’astronomia, nella quale l’osservatore riconosce i corpi celesti attraverso la loro luce.

Nel capitolo sugli anni Venti, Lynes colloca l’inizio delle ricerche di Rife sul cancro nel 1922. Per lui quegli anni furono un periodo di lavoro tenace, che egli stesso chiamava scienza pura. Con la notizia del 1929 finì l’isolamento: arrivarono visitatori, lettere, richieste di dimostrazioni e proposte di collaborazione. Nello stesso momento iniziava la Grande depressione. Lynes vi vede il passaggio da una ricerca relativamente libera a un decennio nel quale Rife avrebbe dovuto affrontare, accanto ai problemi tecnici, anche quelli del denaro, del prestigio e dell’influenza. [1]

1931: l’incontro con Kendall e Johnson

Royal Raymond Rife dietro un apparecchio ottico in una fotografia di giornale del 1931
Royal Raymond Rife con un apparecchio ottico. Fotografia di giornale del dicembre 1931, riprodotta nel libro di Lynes, appendice C, pagina stampata 145.

Nel 1931 entrarono nella vita di Rife due sostenitori fondamentali. Arthur I. Kendall dirigeva la ricerca medica alla Northwestern University di Chicago. Milbank Johnson era un medico, membro della direzione di un ospedale di Pasadena e figura influente nei rapporti fra i medici della California meridionale. Kendall aveva sentito parlare dell’insolito microscopio e chiese a Johnson di verificare quelle notizie.

Johnson visitò Rife insieme al patologo Alvin G. Foord e ad altri due medici. Informò Kendall di ciò che aveva visto, e questi arrivò in California a metà novembre. Portò con sé il proprio terreno di coltura, il K Medium. Con esso Kendall studiava forme batteriche abbastanza piccole da attraversare filtri capaci di trattenere i batteri comuni. Ora voleva anche vedere ciò che aveva accertato mediante le colture e la filtrazione.

Il libro descrive un esperimento con l’agente della febbre tifoide. Dopo la coltivazione e ripetute filtrazioni, i due collaboratori osservarono al microscopio di Rife minuscoli corpuscoli mobili di colore blu turchese. Lynes riferisce diciotto ripetizioni della prova. Nella descrizione ottica riportata, l’elemento decisivo era l’illuminazione polarizzata (illuminazione con luce le cui oscillazioni sono orientate in un determinato modo) controllata: la regolazione dei prismi avrebbe consentito un forte contrasto cromatico tra i corpuscoli osservati e lo sfondo incolore del terreno di coltura.

La cena, gli articoli di giornale e le pubblicazioni del 1931

Il 20 novembre Johnson organizzò una cena in onore di Kendall e Rife. Vi parteciparono più di trenta medici, patologi e batteriologi. Il Los Angeles Times ne diede notizia due giorni dopo e pubblicò poi anche una fotografia dei due ricercatori. La descrizione giornalistica ripresa da Lynes attribuiva al microscopio un ingrandimento operativo da 5.000 a 17.000 volte e sottolineava la nuova disposizione delle lenti, dei doppi prismi di quarzo e della potente illuminazione.

In dicembre la rivista California and Western Medicine pubblicò il loro contributo Observations on Bacillus Typhosus in its Filtrable State. L’11 dicembre il supplemento di notizie di Science annunciò la presenza di corpuscoli filtrabili visibili con il microscopio di Rife. Alla fine del mese il giornale riferì anche di una presentazione davanti a duecentocinquanta scienziati. Lynes rappresenta il 1931 come il momento in cui la nuova ottica e le colture di Kendall sembravano poter aprire una direzione di ricerca più ampia. [2]

1932: la disputa su batteri, virus e modi di osservare

Per spiegare l’importanza degli esperimenti di Kendall, Lynes torna alla disputa tra Béchamp e Pasteur e al pleomorfismo, cioè alla trasformazione delle forme dei microrganismi. Secondo la sua interpretazione, la medicina aveva adottato una separazione troppo rigida tra batterio e virus e trascurato i ricercatori che riconducevano forme differenti a un unico ciclo vitale. Inserisce il lavoro di Rife in questa più lunga tradizione di ricerca, a suo giudizio emarginata.

La concezione di Béchamp dei cambiamenti dei microrganismi

Lynes descrive più nel dettaglio la spiegazione di Béchamp: il cambiamento avrebbe riguardato non soltanto la forma dei batteri, ma anche le loro dimensioni. Béchamp chiamava le minuscole particelle microzimi. A suo avviso, un ambiente interno alterato ne consentiva lo sviluppo in forme patogene, mentre il miglioramento delle condizioni permetteva il ritorno a forme più piccole, innocue o utili. Qui Lynes si basa su E. Douglas Hume e sul suo libro Béchamp or Pasteur. Ne riassume l’idea secondo cui la medicina avrebbe potuto seguire un’altra strada se queste ricerche fossero state accolte diversamente. Aggiunge anche il suo racconto della conferma, da parte di Henri, dei cambiamenti delle forme batteriche all’Istituto Pasteur nel 1914. [12]

Dedica particolare attenzione a Thomas Rivers del Rockefeller Institute. Rivers sosteneva una distinzione secondo la quale un virus poteva riprodursi soltanto nel tessuto vivo di un ospite. La relazione di Kendall su piccole forme filtrabili in un terreno artificiale toccava quindi un punto fondamentale del dibattito dell’epoca. Lynes non gli attribuisce soltanto un significato teorico: ritiene che al prestigio dei principali ricercatori fossero legati anche l’accesso ai finanziamenti e la possibilità di ottenere riconoscimento professionale. [12]

I ricercatori successivi e il dibattito su batteri e virus

Nel racconto di Lynes, Kendall non rimase isolato neppure negli anni Trenta. Nel suo libro del 1974 Lida Mattman osservava che già a metà di quel decennio Kleineberger e Dienes avevano descritto la coltivazione di organismi filtrabili su un terreno solido e il loro ritorno a forme più grandi. Lynes colloca i loro lavori pochi anni dopo quelli di Kendall e si chiede perché non avessero modificato l’atteggiamento nei suoi confronti. Passa poi a Gerald J. Domingue e al suo libro del 1982: questi sottolineava la vastità delle osservazioni sperimentali e cliniche sui batteri privi di parete cellulare, ma anche la grande lacuna nello studio del loro ruolo nelle malattie. [12]

Un altro esempio di Lynes è Peyton Rous dell’Istituto Rockefeller, che nel 1911 dimostrò un legame tra un virus e il cancro. L’autore descrive come per decenni avesse prevalso la spiegazione della mutazione somatica, secondo la quale il cancro nasce da un cambiamento all’interno della cellula stessa; Rous ricevette il Nobel soltanto nel 1966, cinquantacinque anni dopo la scoperta, a ottantasei anni. Lynes riassume poi una conclusione molto più ampia di Mattman e Alexander-Jackson: poiché l’agente di Rous avrebbe prodotto sia DNA sia RNA, le due ricercatrici lo collegavano a un batterio filtrabile. L’autore presenta questo argomento come un’obiezione alla distinzione allora tracciata tra virus e batteri e come un sostegno al suo racconto di forme viventi trascurate. [12]

Il 3 e 4 maggio 1932 Kendall intervenne a un incontro dell’Association of American Physicians a Baltimora. Lynes riferisce che Rivers cercò dapprima di impedirne l’intervento, poi pretese che potessero parlare anche lui e Hans Zinsser. Non essendo riusciti a ripetere i risultati di Kendall, lo accusarono di mentire davanti ai presenti. I difensori di Kendall risposero che gli avversari non avevano seguito il suo procedimento. William H. Welch prese le sue difese e definì l’osservazione un progresso della medicina. Per Lynes fu un momento decisivo, nel quale l’autorità personale e istituzionale bloccò un interesse più ampio.

La testimonianza della famiglia Rosenow e la critica di Lynes

Separatamente dall’intervento di Kendall, Lynes riporta una testimonianza della famiglia Rosenow. Il figlio Edward C. Rosenow junior raccontò che i ricercatori dell’Istituto Rockefeller erano arrivati quasi ad accusare il padre di disonestà sperimentale. Il padre gli rispondeva che gli avversari semplicemente non volevano ascoltarlo. È particolarmente significativo il racconto del figlio sugli anni di studio a Harvard: Zinsser gli avrebbe ammesso di non avere nemmeno usato il terreno di coltura del padre nel tentativo fallito di ripeterne gli esperimenti. Lynes non vi vede soltanto una differenza nella procedura di laboratorio, ma un esempio di rifiuto pronunciato prima che fossero realmente verificate le condizioni su cui si fondava la relazione originale. [12]

L’autore non rivolge le critiche soltanto agli avversari. In un capitolo successivo rimprovera a Kendall di non aver menzionato Rife né richiamato l’importanza del suo microscopio durante l’intervento e la propria difesa. Secondo Lynes avrebbe dovuto attirare l’attenzione sullo strumento che permetteva di mostrare le osservazioni. Invece la discussione rimase imprigionata nella disputa fra scuole batteriologiche contrapposte.

Dal 5 al 7 luglio Edward C. Rosenow della Mayo Clinic lavorò con Kendall e Rife nel laboratorio di Kendall a Chicago. Riferì dei corpuscoli turchesi osservati in una pubblicazione della Mayo Clinic e, il 26 agosto, su Science. In una lettera a Rife sottolineò soprattutto l’importanza dell’illuminazione monocromatica (illuminazione con luce di un solo colore o di una gamma ristretta di lunghezze d’onda) e gli chiese di spiegarne i principi fisici. Rife, però, stava già orientando i propri sforzi verso un nuovo obiettivo: con il terreno di Kendall voleva trovare l’organismo che associava al cancro. [2] [7]

Medicina e potere: lo sfondo della narrazione di Lynes

Lynes non scrive soltanto la biografia di un inventore. Nel capitolo sulla medicina americana cerca di spiegare perché un metodo a suo giudizio efficace non abbia trovato la strada verso un impiego più ampio. Descrive l’intreccio fra associazioni mediche, istituti di ricerca privati, aziende farmaceutiche, pubblicità e, in seguito, organismi statali. La sua accusa centrale è che gli interessi di questi gruppi abbiano prevalso sulla disponibilità a verificare il lavoro di un ricercatore esterno alla loro cerchia.

Come Lynes spiega il potere delle istituzioni e i finanziamenti alla ricerca

Per spiegare il potere dell’AMA, Lynes risale alla sua riorganizzazione del 1901. Secondo la sua descrizione, l’associazione si strutturò in una federazione delle organizzazioni mediche dei singoli Stati, collegando l’appartenenza alle società mediche locali all’iscrizione a livello statale. Finì così per comprendere gradualmente la maggioranza dei medici. L’accreditamento delle scuole di medicina le diede poi influenza sulla formazione, sugli standard e sulle pratiche ritenute accettabili. Lynes collega questo sviluppo anche alle licenze per l’esercizio della medicina: nella sua interpretazione, un medico che insisteva ad agire al di fuori dei limiti consentiti rischiava il proprio futuro professionale. È questo lo sfondo sul quale descrive in seguito le pressioni sugli utilizzatori degli strumenti di Rife. [12]

Attribuisce un ruolo particolare a Morris Fishbein e all’American Medical Association, l’AMA. Si appoggia anche allo scrittore Morris A. Beale, che criticava il legame fra la pubblicità sulle riviste mediche e l’approvazione dei prodotti. Dal suo resoconto riprende l’esempio del preparato Maelum: all’approvazione seguì una proposta di acquistare spazi pubblicitari; al rifiuto seguì la revoca dell’approvazione. Lynes presenta così uno schema commerciale nel quale inserirà poi la testimonianza di Cullen sul tentativo di acquisire una partecipazione nella tecnologia di Rife.

Il libro si chiede quindi anche dove fosse il governo federale mentre la collaborazione di Rife incontrava difficoltà nel 1938–1939. Lynes risponde che i NIH erano allora ancora una piccola istituzione, che si stava appena trasferendo nella sede permanente di Bethesda, mentre il National Cancer Institute era nato soltanto nel 1937. Il finanziamento federale della ricerca sul cancro era appena agli inizi. Descrive inoltre l’attività di pressione svolta da Fishbein a Washington nel 1938 contro il primo tentativo di Roosevelt di istituire un programma sanitario nazionale. L’autore unisce le due circostanze per spiegare perché, a suo avviso, mancasse una voce esterna abbastanza forte da controbilanciare le decisioni delle organizzazioni mediche. [12]

La seconda parte della sua spiegazione riguarda il finanziamento della scienza. Il Rockefeller Institute, le fondazioni private e le aziende farmaceutiche avevano un ruolo importante nella scelta delle direzioni di ricerca. Per il periodo successivo il libro mette in evidenza Cornelius P. Rhoads, il Memorial Sloan-Kettering e l’American Cancer Society. Lynes collega i loro orientamenti all’opposizione alle ricerche di Livingston-Wheeler e di altri sostenitori di una spiegazione microbica del cancro.

Lynes collega l’orientamento successivo di Rhoads alla sua direzione del servizio per la guerra chimica tra il 1943 e il 1945 e al sostegno alla chemioterapia nel dopoguerra. Al suo racconto del ritiro del sostegno al laboratorio di Livingston aggiunge un’indagine fiscale che sarebbe stata promossa da un’influente personalità newyorkese non nominata. Presenta l’American Cancer Society come un’organizzazione fondata nel 1913 da John D. Rockefeller junior e dai suoi soci d’affari. Tra i suoi dirigenti del dopoguerra elenca direttori di aziende farmaceutiche, esponenti della pubblicità, amministratori dello Sloan-Kettering e sostenitori delle cure consolidate. Richiamandosi a Ralph Moss, sostiene che la distribuzione dei fondi per la ricerca consolidasse le alleanze e ostacolasse il lavoro degli oppositori. [12]

Il capitolo, tuttavia, non si conclude soltanto con un elenco di interessi. Attraverso Moss, Lynes cita l’idea del chemioterapista David Karnofsky secondo cui una cura va giudicata in base alla sua efficacia: non dovrebbero essere decisivi il prestigio di chi la propone, il fascino della teoria, i nomi celebri tra i sostenitori o le testimonianze dei pazienti. Vi affianca l’insistenza del premio Nobel Charles Huggins sul fatto che l’essenziale sia guarire il cancro. Lynes rivolge entrambe le idee contro le istituzioni che critica. La sua conclusione è che persino una spiegazione insolita dovrebbe avere un’equa possibilità di vedere verificati i propri risultati. Applica poi questo principio come criterio per valutare le reazioni a Rife. [12]

Questo sfondo spiega la durezza del sottotitolo Fifty Years of Suppression. L’autore ritiene che il lavoro di Rife non sia andato perduto per caso, ma a causa di una serie di decisioni prese da persone in grado di impedirne il finanziamento, la pubblicazione o l’impiego degli apparecchi. Con questo sguardo segue anche gli eventi successivi: l’entusiasmo iniziale dei medici, la ricerca sempre più difficile di sostegno e la disgregazione finale della collaborazione. [12]

1932–1933: BX, lo strumento a frequenze e il Microscopio Universale

Il Microscopio Universale di Rife del 1933, con la sua complessa costruzione ottica e meccanica
Il Microscopio Universale del 1933. Fotografia dall’appendice G del libro di Lynes, pagina stampata 149.

Nel 1932 Rife ricevette dall’istituto Paradise Valley di National City un campione di tumore della mammella. Le prime colture non mostrarono ciò che cercava. Secondo il racconto pubblicato in seguito in un articolo di Newall Jones, la svolta avvenne quando una coltura rimase accanto a un tubo ad argon attivato elettricamente. Rife osservò allora minuscole particelle rosso-violacee. Le chiamò BX e le considerò il virus del carcinoma. La prima descrizione delle loro caratteristiche riportata nel libro reca la data del 20 novembre 1932.

Approfondimento su colture, esperimenti e interpretazioni di Rife

Lynes riferisce che Rife e l’assistente di laboratorio E. S. Free ripeterono il procedimento centoquattro volte con lo stesso risultato. Nella successiva descrizione di Rife compaiono quattro forme: BX, il più grande BY associato al sarcoma, una forma monococcoide (una forma costituita da singoli batteri sferici) nei monociti (un tipo di globuli bianchi) del sangue e una forma fungina chiamata Cryptomyces pleomorphia. Rife sosteneva che potessero trasformarsi l’una nell’altra a seconda del terreno di coltura. In una relazione del 1953 descrisse più di trecento ripetizioni di un ciclo nel quale, dopo l’inoculazione (l’introduzione di materiale biologico in un organismo da esperimento), si sviluppavano tumori dai quali ricavava nuovamente BX.

Per Lynes è particolarmente significativo un altro racconto di Rife. Una coltura fungina derivata dal campione originale di un tumore mammario non ulcerato sarebbe stata mantenuta in stato quiescente per un anno e poi riportata sul suo terreno a base di asparagi. Rife riferiva di non avervi più trovato né forme fungine né monococchi né forme BX o BY, bensì bacillus coli, che avrebbe corrisposto alle consuete analisi di laboratorio. Lynes legge la vicenda come una dimostrazione particolarmente netta del pleomorfismo: a causa del mutato ambiente, l’organismo sarebbe diventato qualcosa che un altro osservatore avrebbe classificato come un batterio completamente diverso. L’accento è posto sulla spiegazione data da Rife dell’origine della coltura e della sua trasformazione. [3]

Nella stessa relazione Rife menzionò più di quattrocento esperimenti riusciti sugli animali prima dell’applicazione agli esseri umani. Lynes presenta queste indicazioni come il nucleo del percorso dalla coltura di laboratorio alla clinica. Collega inoltre la spiegazione di Rife all’ambiente interno dell’organismo: Rife attribuiva la malattia all’azione dei componenti chimici dei microrganismi su un metabolismo cellulare alterato. Non gli interessavano quindi soltanto le forme visibili, ma anche le condizioni nelle quali comparivano. [3]

Una nota conclusiva del capitolo estende il racconto al terreno di coltura stesso. Lynes descrive il K Medium come un preparato di intestino di maiale essiccato con l’aggiunta di una soluzione salina. Secondo il suo riepilogo, l’irradiazione della coltura avrebbe aumentato la virulenza (la capacità di provocare una malattia o una sua forma più grave) del presunto agente e accelerato la formazione di tumori negli esperimenti. Attribuisce poi a Rife anche le affermazioni secondo cui la carne di maiale e i funghi sarebbero un ambiente naturale per la crescita di questo organismo e una causa naturale del cancro, e secondo cui lo avrebbe trovato anche nelle orchidee. Il libro le include come parte delle più ampie riflessioni di Rife sui terreni di coltura, sull’alimentazione e sull’ambiente interno, che determinerebbe il comportamento dei microrganismi. [3]

Lo strumento a frequenze completava il microscopio. Rife credeva che ogni microrganismo avesse una risposta elettrica caratteristica e che una frequenza appropriata potesse renderlo inattivo. La chiamò Mortal Oscillatory Rate, MOR. Nell’articolo di giornale citato da Lynes la spiegazione è paragonata alla risonanza dei diapason o alla risposta del vetro al suono. Il libro descrive un generatore, l’amplificazione del segnale e un tubo riempito di gas, insieme a resoconti sulla disgregazione o sulla cessazione del movimento degli organismi osservati. Il microscopio permetteva di seguire l’esperimento, mentre l’apparecchio a frequenze agiva sul preparato. [7]

Microscopi, ottica, confronti e classificazione degli organismi

Nel 1933 Rife completò il Microscopio Universale, il più grande e il più noto dei suoi strumenti. Per il microscopio del 1929 Lynes indica un ingrandimento operativo da 5.000 a 17.000 volte; per l’Universale, nel linguaggio dell’epoca, una «risoluzione» di 31.000 volte e un ingrandimento di 60.000 volte. La descrizione di Seidel riportata nel libro elenca 5.682 componenti. Secondo Seidel, fra la sorgente luminosa e il preparato erano collocati due prismi circolari di quarzo a forma di cuneo, che polarizzavano la luce. Ulteriori prismi avrebbero riportato i raggi in direzione parallela prima che si incrociassero lungo lo strumento. Rife sottolineava l’illuminazione monocromatica regolabile e la possibilità di fotografare e filmare i fenomeni osservati.

Il libro presenta l’intera sequenza come una serie di cinque microscopi: lo strumento del 1920, il secondo del 1929, l’Universale ufficialmente completato nel 1933, quello successivo del 1934 e l’ultimo, iniziato nel 1937 e terminato soltanto nel 1952. Lynes osserva che l’Universale potrebbe essere stato utilizzato già nel 1932, quando non era ancora del tutto finito, e che negli strumenti successivi vennero impiegate anche parti dei precedenti. La sequenza non è dunque la storia di cinque oggetti del tutto separati, ma di un lungo processo di modifiche e miglioramenti. L’avvio dell’ultimo microscopio prima della guerra e il suo completamento dopo il ritorno di Rife al lavoro collegano due periodi molto diversi della sua vita. [3]

Seidel associava ai diversi microrganismi colori caratteristici: il turchese alla forma filtrabile dell’agente della febbre tifoide, il verde smeraldo alla forma filtrabile dell’agente della tubercolosi e il rosso-violaceo a BX. Lynes vede in questo la particolarità di uno strumento che non si limitava a ingrandire, ma avrebbe permesso di riconoscere le forme vive attraverso la loro luce. Nel 1933 Rife scrisse anche il contributo Viruses and Rickettsia of Certain Diseases, invitando altri ricercatori a verificare le osservazioni. Durante la costruzione del microscopio proseguirono gli esperimenti sulle colture e sugli animali; nel frattempo Johnson preparava il passo successivo. [3] [7]

Il libro offre un confronto successivo con la dimostrazione di un microscopio più piccolo di Rife davanti a un gruppo di medici il 16 maggio 1942. Secondo la relazione che Lynes riprende dal testo dello Smithsonian, osservarono dapprima un reticolo a linee Zeiss attraverso uno strumento convenzionale e poi attraverso quello di Rife. Nel primo avrebbero visto cinquanta linee e notato aberrazioni cromatiche e sferiche, nel secondo cinque linee molto ingrandite che occupavano l’intero campo visivo, senza evidenti difetti di quel tipo. Seguì il confronto di uno striscio di sangue non colorato: la relazione parla di cento cellule nel campo del microscopio convenzionale e di dieci in quello di Rife. Con questa descrizione Lynes rafforza l’accento sull’ingrandimento e sulla nitidezza dell’immagine. [3]

Il gruppo di documenti si conclude con una rassegna comparativa delle caratteristiche di batteri e virus nell’appendice X. Accanto ai nomi degli organismi, la tabella ne classifica la mobilità, i cambiamenti di forma, le proprietà chimiche o di polarizzazione, la lunghezza e la larghezza, nonché le reazioni al calore, ai raggi e ad altre condizioni. Indica separatamente anche i colori nei quali sarebbe possibile osservarli. Alle consuete forme batteriche affianca forme filtrabili, tra cui il presunto agente del cancro. Mostra così come Rife cercasse di organizzare le singole osservazioni in un sistema di ricerca comune. Nel libro è una testimonianza storica della sua classificazione, che completa la descrizione del microscopio, delle colture e dello strumento a frequenze. [14]

1933–1934: Johnson apre la strada ai pazienti

In questa storia Johnson aveva un ruolo diverso da Rife. Organizzava visite, scriveva lettere, contattava medici e cercava di creare un gruppo che trasferisse la ricerca in un ambiente clinico. Nel luglio 1933 prese contatto con Karl Meyer, direttore della Hooper Foundation a San Francisco. Nel febbraio 1934 lo accompagnò nel laboratorio di Rife.

Che cosa rivelano le lettere di Johnson sulle reazioni dei colleghi

Nelle lettere a Rife e Kendall, Johnson descrisse l’entusiasmo di Meyer; Meyer stesso scrisse poi che continuava a ripensare a ciò che aveva visto e desiderava tornare con il proprio materiale di ricerca. Lynes confronta in seguito queste lettere con dichiarazioni più prudenti di Meyer e Foord sul loro coinvolgimento. In questa distanza vede un esempio di come, con l’inasprirsi delle controversie, alcuni precedenti sostenitori avessero iniziato ad allontanarsi da Rife.

Nella primavera del 1934 Johnson affittò uno spazio nella proprietà della famiglia Scripps a La Jolla. Il libro parla di un ranch, di un edificio adibito a biblioteca o di una dependance. All’inizio di aprile scrisse a Kendall che, oltre alla questione scientifica, lo spingeva il pensiero delle persone che soffrivano e morivano di cancro. Annunciò a Rife che sarebbe rimasto a La Jolla da metà giugno a metà settembre e manifestò il desiderio di provare il metodo su un essere umano, se il lavoro fosse progredito abbastanza.

Gli accordi sui locali e sul comitato di ricerca

Il 30 aprile invitò Rife a visitare l’edificio della biblioteca prima di accordarsi definitivamente sul suo impiego. Nella narrazione di Lynes il lavoro clinico è legato al Comitato speciale di ricerca medica della University of Southern California, diretto da Johnson. L’autore sostiene l’esistenza e la prosecuzione dell’attività del comitato anche attraverso la voce biografica di Johnson nel Who’s Who del 1944–1945. La clinica estiva diventa così il centro di una collaborazione pluriennale, non un episodio isolato. [3] [4]

Estate 1934: sedici pazienti a La Jolla

Secondo la descrizione di Lynes, nella proprietà Scripps arrivarono sedici persone in condizioni molto gravi. Il libro le descrive come pazienti affetti da cancro e da altre malattie, mentre la relazione di Rife parla di casi di diverse patologie maligne. Lynes presenta la clinica come il successo centrale del lavoro di Rife: alla ricerca di laboratorio seguì l’applicazione ai pazienti, che i medici coinvolti descrivono come guariti.

Come il libro descrive lo svolgimento dei trattamenti

Il libro descrive la clinica anche come un periodo di apprendimento durante il lavoro stesso. Nel suo racconto i medici ripetevano inizialmente gli interventi più spesso, per poi allungare gli intervalli. Rife lo spiegava con un presunto accumulo di prodotti di degradazione e con la necessità che il corpo li eliminasse. In una relazione successiva sottolineò che, mentre lo strumento funzionava, i pazienti non avvertivano dolore, rumore o altri stimoli percepibili; avrebbero visto soltanto un tubo acceso. Scrisse inoltre che non venivano adottate diete particolari e che non era stato osservato un aumento della temperatura corporea. Lynes presenta questi dettagli come una descrizione storica dell’organizzazione del primo esperimento e della spiegazione data da Rife del recupero osservato. [4]

In una relazione datata 1° dicembre 1953, Rife scrisse che dopo tre mesi il gruppo medico aveva dichiarato clinicamente guariti quattordici dei sedici casi. Menzionò cinque medici e il patologo Alvin G. Foord; tra i partecipanti il libro cita anche Kendall, Couche, Meyer e altri. La sua spiegazione era che lo strumento inattivasse il microrganismo e che il corpo si ristabilisse in seguito. Lynes collega questa relazione alle testimonianze dei medici e alla corrispondenza conservata.

Le diverse indicazioni temporali e il caso di Tom Knight

Il libro descrive esplicitamente anche i due pazienti rimanenti. Nel quindicesimo capitolo afferma che furono dichiarati guariti un mese dopo la chiusura della clinica. Nel sedicesimo riassume l’episodio con un’indicazione temporale diversa: quattordici pazienti in settanta giorni e gli altri due entro novanta giorni. L’introduzione parla di tutti e sedici entro tre mesi. L’affermazione principale del libro è quindi l’esito di sedici guarigioni, ma le indicazioni sui tempi non coincidono del tutto; qui le conserviamo nelle forme in cui sono state scritte. [4] [7] [9]

La lettera di Kendall del 20 settembre 1934 dedica particolare attenzione a Thomas, o Tom, Knight. La lesione sulla guancia poteva essere osservata e misurata, e Kendall annotò quindi le misure e i dettagli degli esami. Nella lettera annunciò che avrebbe riferito sul lavoro di Rife al presidente del consiglio di amministrazione dell’università. Nello stesso scritto definì il lavoro sperimentale e descrisse la necessità di un apparecchio più potente. Le lettere successive di Johnson tornano su Knight: nel 1935 chiese a Rife di visitarlo e controllargli il viso, i linfonodi e il labbro.

In una dichiarazione del 1956 James Couche descrisse un agricoltore affetto da cancro allo stomaco che aveva visto nella clinica. L’uomo era tanto deperito che, durante la visita, Couche pensò che non si potesse più fare nulla per lui. Secondo la sua testimonianza, si ristabilì in un periodo compreso tra circa sei settimane e due mesi, andò nella propria fattoria a El Centro, trascorse una notte sveglio accanto a una mucca malata e tornò. Dopo quella visita Couche volle avere uno strumento proprio. Il libro afferma che lo utilizzò nel suo ambulatorio per ventidue anni; nella stessa testimonianza descrive anche la guarigione di un ragazzo affetto da osteomielite (un’infezione delle ossa).

La testimonianza di Couche su un ragazzo con un’infezione ossea

Un’altra testimonianza dettagliata di Couche riguarda un bambino messicano di nove anni con osteomielite alla gamba, che portava una stecca e camminava con le stampelle. Secondo il ricordo del medico, all’ospedale Mercy gli pulivano l’osso ogni settimana, e per questo, quando arrivò nel suo studio, temeva nuovo dolore. Couche raccontò di avergli dapprima mostrato lo strumento sulla propria mano e poi di averlo utilizzato senza togliere la fasciatura e la stecca. Affermò che la ferita si fosse chiusa in meno di due settimane e che il bambino fosse poi diventato un uomo robusto senza ricadute della malattia. Lynes riporta la vicenda come un ricordo personale di Couche sull’uso successivo nel suo studio. [4]

Lynes non tace i problemi della documentazione. Nel dicembre 1935 Johnson spiegò a Mildred Schram di aver inizialmente gestito la clinica per convincersi personalmente del funzionamento dello strumento nel corpo vivo. Senza infermiere né segretarie, le annotazioni erano veritiere ma frammentarie, non preparate per un esame approfondito da parte di altri ricercatori. Ora che desiderava ottenere un sostegno più ampio, riconosceva la necessità di tenere i registri in modo diverso.

L’autore collega la successiva perdita della documentazione al prestito degli appunti di Rife ad Arthur Yale, alla loro successiva lite sulle modifiche dell’apparecchio e alla scomparsa dei materiali universitari dopo la morte di Johnson. Nonostante le lacune, ritiene che le lettere, la relazione del 1953, le testimonianze mediche e la prosecuzione del lavoro clinico confermino con sufficiente chiarezza la storia che racconta. Conclude che la clinica fu un primo esperimento con grandi risultati, dal quale, con un sostegno adeguato, avrebbe potuto svilupparsi un’attività più vasta. [4]

1935: nuovi apparecchi, collaboratori e una seconda clinica

Riprendendo il paragone di Johnson, Lynes definisce il 1935 una salita in montagna. Procedevano contemporaneamente lo sviluppo degli strumenti, la progettazione di un nuovo laboratorio, i preparativi per una seconda clinica e gli accordi con possibili finanziatori. Il giornalista Newall Jones aveva appreso la storia già nel settembre 1934, ma aspettò fino al maggio 1938 per pubblicarne un ampio resoconto sul giornale.

Un visitatore importante fu O. Cameron Gruner, ricercatore di Montréal. Dal sangue dei pazienti aveva ottenuto una forma fungina sul proprio terreno di coltura a base di asparagi. Secondo Lynes, Rife ricavò BX dalla coltura di Gruner sul terreno K e, dal proprio BX sul terreno di Gruner, ottenne nuovamente la forma fungina. In seguito Johnson riassunse i loro esperimenti come la conclusione condivisa che si trattasse di forme diverse dello stesso organismo. Per questo cercava di portare Gruner a San Diego per una collaborazione più lunga.

La signora Young, il lavoro di laboratorio e lo sviluppo degli strumenti

Tra le riproduzioni delle lettere di Johnson compare anche il caso della signora Young. Nel maggio 1935 riferiva una riduzione dei noduli al collo e proponeva un’ulteriore visita. In una lettera di settembre descriveva il referto di Foord su una cavia inoculata con materiale prelevato dai suoi linfonodi: il referto confermava un’infezione tubercolare. Johnson rifletteva poi sui granuli di Much come possibile altra forma dello stesso organismo e sulla necessità di studiarne la risposta allo strumento. La lettera mostra anche il consulto con George Dock e la cautela di fronte a una possibile reazione. Nella scansione utilizzata la lettera di maggio compare due volte: si tratta dello stesso documento, non di due testimonianze distinte. [14]

Sul versante elettronico si aggiunse Philip Hoyland. Con Rife, Jack Free e Johnson collaborò a una nuova versione del generatore, completata in settembre. Le lettere di Johnson descrivono il difficile allineamento fra il nuovo e il vecchio apparecchio e il grande numero di regolazioni possibili. Il libro presenta le nuove versioni come parte di uno sviluppo continuo volto a migliorare la precisione, la ripetibilità e l’utilizzabilità degli strumenti.

Rife costruì anche un microscopio più piccolo, destinato a un impiego più ampio nei laboratori. Johnson stimava il costo dell’Universale in circa 30.000–35.000 dollari, mentre il modello ridotto avrebbe potuto essere venduto a 1.000 dollari o meno. In agosto E. L. Walker della Hooper Foundation trascorse tre settimane imparando a lavorare con il microscopio e le colture. Proseguì poi le ricerche a San Francisco, ma, secondo le lettere citate da Lynes, dovette affrontare la scarsa collaborazione dei colleghi e la carenza di campioni di tessuto.

Nella prima settimana di novembre Johnson aprì la seconda clinica al Santa Fe Hospital di Los Angeles. Questa volta teneva registri clinici più accurati. Contemporaneamente seguiva alcuni pazienti del 1934, fra i quali Tom Knight e Wayne Grayson. Alla fine dell’anno il comitato si riunì a Los Angeles. Lynes riassume quell’anno come un importante progresso negli strumenti, nella collaborazione di laboratorio e nel lavoro clinico, mentre restava aperta la questione decisiva del finanziamento. [5]

1935–1937: denaro, verifiche e una collaborazione mancata

L’International Cancer Research Foundation di Philadelphia lasciò inizialmente intravedere un sostegno che avrebbe permesso a Rife di ampliare le ricerche. Nel marzo 1935 chiese informazioni e fotografie; in giugno Johnson apprese che anche quattro compagnie assicurative erano interessate a finanziare il lavoro, purché la fondazione lo approvasse. La sua segretaria Mildred Schram visitò il laboratorio in luglio, ma aveva fretta. Johnson le ricordò che Walker aveva avuto bisogno di tre settimane per familiarizzarsi con i procedimenti. Schram inviò poi dei topi e pretese che fossero identificati gli agenti responsabili dei loro tumori. Johnson rispondeva che fino a quel momento avevano studiato l’organismo associato al cancro umano e che i nuovi compiti avrebbero comportato un’importante deviazione dal lavoro programmato.

La corrispondenza sui finanziamenti, ulteriori prove e relazioni cliniche

In una lettera del 15 ottobre 1935 usò l’immagine della salita in montagna: chi durante l’ascesa torna continuamente indietro e imbocca un’altra via può esaurire le forze prima di raggiungere la cima. Il presidente della fondazione, William H. Donner, mostrava grande interesse, mentre Schram insisteva sulle proprie prove. In dicembre annunciò il rinvio della decisione sul sostegno, ma abbandonò la richiesta iniziale e domandò invece particolari sulla clinica del 1934, confermati dall’autorevolezza di George Dock. Johnson propose nuovamente alcune settimane di lavoro comune con un rappresentante qualificato della fondazione. Lynes interpreta questo lungo giro di lettere come un esempio di come le richieste personali e le procedure istituzionali abbiano prevalso su una ricerca promettente.

All’inizio del 1936 Johnson e Henry Timken definirono gli accordi per la costruzione di un nuovo laboratorio. Le fondamenta furono gettate in aprile e Rife vi si trasferì verso la fine di luglio. Nel frattempo lui e Hoyland rinnovavano l’elettronica e sviluppavano un nuovo modo di generare e studiare le forme d’onda. La visita di Donner aprì la possibilità di una dimostrazione a Philadelphia. Rife vi arrivò il 9 maggio 1936. Secondo una successiva lettera di Johnson, gli furono consegnati sei o sette tumori senza referti patologici (relazioni sugli esami dei tessuti che aiutano a individuare la natura di una malattia). Rife riferì che tutti tranne tre erano già stati irradiati; dai tre rimanenti ricavò, con il proprio procedimento, il caratteristico BX.

Con Rife lavorò il micologo (un ricercatore che studia i funghi) dottor Dodge. Johnson sottolineava che avevano lavorato insieme, annotato ogni passaggio e firmato entrambi gli appunti ogni giorno. Per questo la lettera di Donner del 22 maggio, secondo cui non vi sarebbe stato sostegno almeno per un altro centinaio di giorni, lo deluse profondamente. Riteneva che l’aiuto promesso dopo una dimostrazione riuscita non fosse stato mantenuto. Propose di finanziare il lavoro di Gruner al microscopio di Rife a San Diego, anziché quello di un nuovo operatore a Philadelphia. Il 2 giugno Donner rifiutò. La fondazione voleva continuare le proprie prove; quando in autunno scrisse di nuovo a Rife, egli non rispose più.

Tra le singole relazioni conservate, Lynes mette in rilievo anche una lettera dell’oculista Harry Goodman datata 28 aprile 1936. Riguardava Julia M. Gowdy, che aveva visitato in precedenza il 23 marzo. Goodman riferiva a Johnson un miglioramento della vista del ventinove per cento in un occhio e del dieci per cento nell’altro, in poco più di un mese. Descriveva i progressi anche attraverso un’attività quotidiana: prima faceva fatica a leggere l’elenco telefonico, mentre ora trovava i numeri molto più rapidamente. Nel racconto di Lynes, lettere di questo tipo collegano le relazioni generali di Johnson sui disturbi oculari a un nome preciso, alle date delle visite e all’osservazione di un altro medico. [5]

Nel frattempo, in California il lavoro proseguiva. Nel settembre 1936 Couche iniziò con Jack Free una nuova attività clinica a San Diego. Lynes cita i suoi appunti, secondo i quali i primi tre pazienti affetti da cancro si ristabilirono completamente. Nello stesso mese Johnson aprì una clinica in una casa per anziani a Pasadena. Scrisse a Gruner di pazienti con tubercolosi, carcinoma, ulcere e altri disturbi, e di risultati ai quali l’interlocutore avrebbe stentato a credere senza una visita personale. A Meyer descrisse miglioramenti delle ferite eccezionalmente rapidi. In dicembre giunse da San Francisco anche la notizia di Walker: avrebbe dapprima isolato autonomamente la forma fungina e poi, da un tumore della mammella, particelle mobili colorate che riteneva fossero il BX di Rife.

Il percorso di Walker si interruppe poco dopo. Nell’aprile 1937 una malattia lo costrinse ad abbandonare la ricerca; fu sostituito da un altro medico che, secondo il racconto di Lynes, non fece però progressi. A metà anno il lavoro a San Francisco era praticamente terminato. Johnson sottolineò che in circa un anno e mezzo Walker aveva ricevuto dai colleghi chirurghi soltanto cinque o sei tumori e considerava quindi la mancanza di collaborazione un ostacolo essenziale. Nello stesso periodo anche Rife ebbe problemi di salute: in maggio dovette tornare a Louisville per i suoi occhi. La vicenda del tentativo di ripetizione in laboratorio si conclude così con un intreccio di malattia, scarsità di materiale e prosecuzione senza successo. [5]

All’inizio del 1937 Johnson e Dock cercarono, attraverso Charles Martin, di ottenere fondi dalla McGill per l’arrivo di Gruner. Il tentativo fallì. Il comitato decise che bisognava prima chiarire solidamente l’origine del cancro e soltanto dopo presentare pubblicamente il trattamento. Johnson voleva impedire pubblicazioni premature e false speranze; Lynes giudica questa prudenza un’occasione fatalmente perduta. Johnson chiuse la clinica di Pasadena il 28 maggio 1937 e scrisse al collega Heitger del recupero della vista in numerosi pazienti con cataratta (un’opacizzazione del cristallino dell’occhio). Trascorse l’estate accanto a Couche a La Jolla e in autunno tornò a occuparsi dei pazienti a Los Angeles. [5]

1937–1938: Beam Ray e la promessa di una produzione più ampia

Nell’autunno del 1937 si aprì una strada commerciale. Philip Hoyland si trasferì a San Diego e si associò al promotore Hutcheson, al medico James Couche e a Ben Cullen, amico di Rife fin dai suoi primi anni in città. Fondarono la società Beam Ray; il capitale iniziale fu fornito da Cullen. Dopo aver riflettuto, Rife accettò a due condizioni: gli apparecchi dovevano conservare i principi fondamentali del suo strumento e ciascuno doveva essere accuratamente verificato, prima della consegna, per la sua azione sui microrganismi. Il libro elenca quattordici strumenti costruiti: due per l’Inghilterra, due per l’Arizona e dieci per medici della California.

L’ordine inglese e i problemi di consegna

Nel maggio 1938 arrivarono dall’Inghilterra B. Winter Gonin, W. V. Blewett e il collaboratore Parsons. Ordinarono un microscopio, discussero della sua diffusione a partire da Londra e acquistarono i primi due apparecchi Beam Ray prima ancora che fossero costruiti. Quando in estate arrivarono in Inghilterra, i collegamenti elettrici non erano stati completati. Al momento della spedizione Rife non si trovava a San Diego e non li aveva controllati. Lynes sospetta che Hoyland contasse su un viaggio pagato durante il quale completarli. Dopo lettere dai toni duri, Rife promise l’aiuto del suo collaboratore Henry Siner; egli stesso avrebbe dovuto raggiungerlo a metà del 1939.

Richard Hamer inizialmente noleggiò il terzo apparecchio per il Paradise Valley Sanitarium. Secondo Lynes dovette rimuoverlo quando altri medici iniziarono a perdere pazienti, e aprì quindi un ambulatorio a National City. In seguito Cullen raccontò di circa quaranta trattamenti al giorno, due operatori addestrati e cartelle cliniche conservate con cura. Ricordava in particolare un uomo di ottantadue anni di Chicago, con un’estesa lesione maligna al viso e al collo. Secondo il suo racconto, dopo diversi mesi di trattamento rimase soltanto una piccola macchia scura e il paziente tornò a casa.

Il racconto di Cullen collega questo caso a Morris Fishbein, figura influente dell’American Medical Association. Fishbein avrebbe appreso del trattamento a Chicago e cercato, tramite rappresentanti di Los Angeles, di acquisire una quota della società. Dopo il rifiuto dell’offerta, Hoyland avrebbe ricevuto una costosa assistenza legale. Hoyland riteneva che il proprio contributo tecnico meritasse una partecipazione maggiore di quella degli altri soci. Lynes presenta la sua successiva causa come un tentativo di prendere il controllo di Beam Ray, sostenuto dagli interessi dell’AMA. In questo legame fra controversia commerciale e influenza dell’associazione vede l’inizio della distruzione organizzata del lavoro di Rife.

In pubblico Rife continuava a esprimersi con prudenza. Nell’articolo di Newall Jones sul San Diego Evening Tribune del maggio 1938 non volle affermare di aver guarito il cancro o qualsiasi altra malattia. Sottolineò la distruzione osservata dei microrganismi, sia nelle colture sia, in determinate condizioni, nei tessuti vivi. In seguito Lynes affianca questa dichiarazione allo scritto più deciso del 1953, nel quale Rife descrisse le guarigioni della clinica del 1934. Fra i due testi si collocano il finanziamento mancato, la rottura della collaborazione commerciale e un lungo periodo durante il quale egli dovette ricostruire il proprio lavoro. [6] [7]

1939: una causa vinta, un gruppo disgregato

La visita di Siner a un centro medico di New York

Nel gennaio 1939, durante il viaggio verso l’Inghilterra, Henry Siner visitò un centro medico di New York. In una lettera a Rife descrisse edifici giganteschi e uno spazio sorprendentemente piccolo dedicato allo studio dei batteri. Quando parlò di un microscopio che avrebbe mostrato forme invisibili all’ottica ordinaria, incontrò inizialmente un rifiuto. Mostrò poi le pubblicazioni di Kendall e Rosenow; secondo il suo racconto, l’atteggiamento si trasformò in vivo interesse. Con questa scena Lynes introduce il contrasto fra il piccolo laboratorio di Rife e le potenti istituzioni mediche, le cui concezioni consolidate erano, a suo avviso, minacciate da quel lavoro.

In maggio Rife si preparava a partire per l’Inghilterra quando ricevette una citazione giudiziaria. La causa di Hoyland contro Beam Ray arrivò davanti al giudice Edward Kelly il 12 giugno 1939. La società era rappresentata dall’avvocato Bert Comperet. Lynes descrive Rife come un uomo impreparato alla durezza del controinterrogatorio. Cullen ricordava le mani tremanti, il crescente consumo di tabacco e l’alcol con il quale cercava di calmare i nervi. Nel suo racconto è proprio qui che comincia la dipendenza destinata a interrompere ripetutamente il lavoro in laboratorio.

Durante il procedimento e dopo la sua conclusione, secondo Lynes, rappresentanti dell’AMA visitarono i medici e li costrinsero ad abbandonare gli apparecchi, avvertendoli che altrimenti avrebbero messo a rischio l’abilitazione professionale. Hamer restituì rapidamente il proprio strumento. Anche i membri del comitato di Johnson si ritiravano, mentre Johnson resisteva. L’autore vede la controversia giudiziaria come parte della stessa pressione che chiudeva gli ambulatori, disgregava le collaborazioni e impediva una presentazione pubblica dei risultati ottenuti. Si appoggia ai ricordi dei collaboratori e alla successiva sorte del gruppo di ricerca.

Beam Ray vinse la causa. Kelly respinse la richiesta di tutela giudiziaria avanzata da Hoyland perché non riteneva che questi avesse agito onestamente negli affari. Espresse fiducia negli altri amministratori della società, precisando però che il tribunale non giudicava il valore dell’apparecchio. Lynes scrive che il presunto ruolo dell’AMA non fu affrontato durante il processo e aggiunge che, al termine, Kelly avrebbe offerto di rappresentarli in una nuova causa contro l’associazione. Cullen, però, era finanziariamente esausto, aveva perso perfino la casa e dovette cercare un impiego. La società aveva vinto, ma il gruppo non aveva più le forze per proseguire il lavoro programmato.

La lettera di Gruner, la questione dell’osservazione e l’incendio del laboratorio

Più tardi, nel 1939, Gruner scrisse a Johnson di un ostacolo molto simile. Descrisse una visita a Rous all’Istituto Rockefeller e il confronto delle proprie fotografie con la discussione sui «corpi elementari», che considerava affini a BX. Dopo una visita alle ricerche sull’organismo di Glover a Washington, concluse che si stesse osservando la stessa minuscola fase, mentre restava aperta la questione del suo sviluppo in cocchi e bacilli. Nella propria istituzione il suo lavoro fu poi verificato da un immunologo e da un batteriologo che, a suo dire, erano già prevenuti contro l’idea di un microrganismo del cancro. Riferì che i progressi si erano fermati per quasi nove mesi. Lynes usa la lettera come uno sguardo sulle conseguenze quotidiane della grande controversia teorica. [6]

Nella stessa lettera Gruner sostenne con decisione il microscopio di Rife. Secondo le sue parole, gli ottici londinesi lo avevano deriso opponendogli l’obiezione delle lunghezze d’onda, mentre egli riteneva che il problema riguardasse soprattutto l’illuminazione e la disponibilità dell’osservatore a esaminare materiale vivo. Affermava che i ricercatori trascurassero nelle proprie immagini particelle che lui riconosceva. Lynes collega il brano alla biografia di Barbara McClintock, premio Nobel del 1983, scritta da Evelyn Fox Keller. Ne riprende l’osservazione paziente, la familiarità con l’organismo e l’apertura all’imprevisto. Il confronto gli serve a spiegare perché, a suo avviso, la disponibilità di uno strumento non garantisca di per sé che le persone vedano la stessa cosa. [6]

Accanto a questa vicenda Lynes menziona l’incendio che nella primavera del 1939 distrusse il laboratorio di ricerca di J. C. Burnett nel New Jersey. Vi si studiava da quindici anni l’energia elettrica in relazione al corpo umano; il lavoro era finanziato dalla moglie di Burnett, Cora B. Timken, parente del sostenitore di Rife. L’incendio scoppiò mentre i coniugi erano in visita da Rife in California. Lynes lo presenta come un’insolita coincidenza nell’anno in cui anche il gruppo di San Diego si trovava sotto la pressione più intensa. [6]

Gli anni Quaranta: un sostegno perduto e un microscopio senza prisma

Anche dopo la disgregazione di Beam Ray, Johnson cercò una strada verso il riconoscimento. Nel 1942 inviò il proprio strumento a Gruner in Canada. Lynes scrive che questi lo lasciò inutilizzato per paura e poi lo consegnò a un sacerdote radioamatore, che ne ricavò componenti per la radio. A San Diego Couche continuò fino alla metà degli anni Cinquanta; secondo il libro, per questo perse l’appartenenza all’AMA. Ancora nel 1944 Johnson si presentava nelle note biografiche come responsabile del comitato di ricerca. La sua morte nello stesso anno privò Rife del suo più importante organizzatore e mediatore.

Sospetti, confronti tra microscopi e destino dello strumento

Lynes descrive diversi sospetti intorno alla morte di Johnson. Circolava la voce che, poco prima del ricovero, intendesse pubblicare i risultati del trattamento del cancro. L’autore afferma esplicitamente che gli indizi di un eventuale tentativo di metterlo a tacere sono indiretti; aggiunge poi che due investigatori federali, esaminando la cartella ospedaliera alla fine degli anni Cinquanta o all’inizio dei Sessanta, avrebbero ritenuto probabile un avvelenamento. Dopo la morte di Johnson sarebbero stati distrutti anche i documenti del comitato. Cullen collegava questo fatto al timore dell’università di affrontare un tema controverso. Nella narrazione di Lynes, la perdita dell’uomo e quella della documentazione rappresentano due colpi inferti allo stesso lavoro.

Lynes colloca un precedente episodio del periodo bellico negli anni 1940–1941, quando il microscopio elettronico cominciava ad affermarsi. Secondo il suo racconto, Rife si recò in Germania e confrontò il nuovo strumento con la propria ottica del 1929. L’autore gli attribuisce il giudizio immediato secondo cui la sua soluzione fosse più adatta allo scopo che perseguiva: osservare microrganismi vivi. Nella spiegazione di Lynes, la preparazione per la microscopia elettronica distrugge il campione, eliminando la possibilità di seguire lo stesso organismo vivente durante le sue trasformazioni. Usa l’episodio per spiegare la divergenza tra l’obiettivo di ricerca di Rife e il successivo orientamento della microscopia, che nel libro collega alle diverse abitudini di osservazione di un’intera generazione. [7]

Nel frattempo il microscopio continuava ad attirare attenzione. Raymond E. Seidel iniziò a studiarlo nel 1942 e trascorse tre settimane in laboratorio. Con la coautrice M. Elizabeth Winter pubblicò un articolo nel Journal of the Franklin Institute nel febbraio 1944; nello stesso anno seguì una ristampa nel rapporto annuale della Smithsonian Institution. Descrisse l’ottica complessa, i prismi di quarzo e l’illuminazione che avrebbe permesso di distinguere i microrganismi vivi. Il contributo menzionava anche la loro risposta alle frequenze letali. Secondo il libro, le lettere dei laboratori interessati continuarono ad arrivare per diversi anni dopo la pubblicazione.

Fra il 1944 e il 1946 un nuovo tecnico avrebbe rubato un prezioso prisma di quarzo dal Microscopio Universale, rendendolo inutilizzabile. Lynes collega l’episodio alla pubblicazione dell’articolo di Seidel: vede in quest’ultima una breccia nel silenzio e nel furto un attacco allo strumento che permetteva di continuare le osservazioni. Seidel avrebbe notato di essere seguito; successivamente, mentre guidava, un proiettile attraversò il parabrezza della sua automobile. Il libro racconta questi episodi come parte di una più vasta intimidazione contro chi continuava a parlare pubblicamente delle scoperte di Rife.

Altri collaboratori scomparivano dal lavoro comune. Tramite Cullen, Lynes riferisce che Kendall avrebbe ricevuto un’ingente somma, si sarebbe ritirato in Messico e vi avrebbe perso il patrimonio. In seguito visse presso la famiglia a La Jolla, dove morì nel 1959. Rife mantenne il laboratorio fino al 1946, poi iniziò a venderlo pezzo per pezzo. Il libro descrive un intreccio di alcol, mancanza di denaro e interruzione pluriennale delle ricerche, compresi due anni in un istituto per il trattamento della dipendenza, dal quale sarebbe infine fuggito. Nel 1950 tornò alla ricerca. Questa volta al suo fianco c’era John Crane. [6] [7]

1950–1960: John Crane e la seconda generazione di apparecchi

Royal Raymond Rife nel 1960 accanto a un apparecchio di laboratorio
Rife in laboratorio nel 1960. Fotografia dall’appendice U del libro di Lynes, pagina stampata 164.

John Crane conobbe Rife nel 1950 e decise di dedicare le proprie competenze elettroniche e meccaniche alla prosecuzione del suo lavoro. Da Gruner ottenne uno degli schemi elettrici originali e coinvolse nella costruzione dei nuovi strumenti Verne Thomson, esperto di elettronica della polizia di San Diego. Rife non rimase soltanto un maestro: secondo Lynes, lui e Crane sviluppavano insieme gli apparecchi. Crane lo incoraggiava inoltre con insistenza a scrivere. Nell’aprile 1953 uscì il primo materiale sul virus del cancro protetto dal diritto d’autore; in dicembre fu completata la descrizione del trattamento e l’anno successivo fu protetto anche quel testo.

Dal 1954 Crane scrisse al National Cancer Institute e ad altre istituzioni statali. Il libro critica duramente la valutazione espressa nello stesso anno da un comitato del National Research Council: secondo Lynes, senza esaminare gli strumenti né consultare Rife, Gruner e Couche, aveva concluso che le scoperte non potessero funzionare. L’autore sottolinea che le istituzioni statali continuarono a richiamarsi a quella valutazione ancora a lungo. Nel frattempo Crane e Rife proseguivano con mezzi limitati. Non potendo costruire un grande tubo a gas sufficientemente potente, fra il 1954 e il 1957 realizzarono uno strumento più piccolo a contatto con il corpo.

La lettera di Rife e le dichiarazioni di Tully e Blanche Jones

Rife mise per iscritto la propria valutazione degli strumenti successivi anche in una lettera del 1956 che Lynes riporta alla fine del capitolo sul microscopio e sullo strumento a frequenze. Disse che lavorava con lo strumento dal 1921 e che la sua forma e il suo funzionamento cambiavano con i progressi dell’elettronica. Sosteneva di non avere subito lesioni o altri effetti dannosi durante i lunghi anni di ricerca e descriveva l’apparecchio come affidabile ed efficace. Per l’ultimo modello usò persino il termine infallibile e ne sottolineò la semplicità d’uso. Con questa testimonianza diretta di Rife, Lynes mostra quanto l’inventore apprezzasse gli sviluppi successivi alla ripresa della collaborazione con Crane. [7]

L’appendice T contiene una dichiarazione del dentista Charles F. Tully datata 1° giugno 1954. Tully descriveva la propria infiammazione della prostata e il caso di un amico che, a suo dire, aveva evitato un’operazione dopo l’uso dello strumento. Citava inoltre un lupus con eritema a farfalla, una lesione cancerosa che il medico inviante considerava incurabile e l’impiego per disturbi postoperatori e dentali. Sottolineava che la sua conoscenza dell’apparecchio risaliva a diversi anni prima, mentre l’uso personale era più recente. Concludeva la dichiarazione con un invito a proseguire le ricerche. Lynes la include come testimonianza firmata di un utilizzatore nella pratica; si tratta delle affermazioni di Tully sugli esiti osservati. [14]

Nelle appendici il lavoro successivo di Couche acquista anche il nome di una paziente e la data di una testimonianza giurata. Il 16 gennaio 1968 Blanche H. Jones dichiarò che nell’aprile 1956 le era stato asportato un seno a causa del cancro, ma che dopo l’operazione la malattia sarebbe rimasta, provocando un’abbondante secrezione purulenta. Secondo la sua dichiarazione, nel maggio 1956 James B. Couche l’aveva trattata con lo strumento a frequenze. Affermava che la secrezione fosse cessata e che fosse guarito il sarcoma, che nella dichiarazione collegava a una biopsia. Firmò il documento quasi dodici anni dopo l’episodio descritto. Lynes lo riproduce come una sua dichiarazione personale, autenticata da un notaio, sull’esito a lungo termine. [14]

Nel 1957 Crane ottenne la collaborazione del medico Robert Stafford di Dayton, in Ohio, che voleva condurre trattamenti clinici ed esperimenti sui topi. Dopo sei mesi riferì su quattro pazienti affetti da cancro. Per uno descrisse un miglioramento marcato e inatteso. Tre pazienti in fase terminale morirono, ma tutti avevano provato sollievo dopo l’inizio dei trattamenti. Lynes riporta anche il seguito della relazione: due furono sottoposti ad autopsia, che avrebbe rivelato una diversa causa di morte e un numero sorprendentemente ridotto di cellule tumorali. Stafford aggiunse di non aver osservato effetti dannosi fra trentatré persone trattate per disturbi diversi.

La collaborazione di Stafford alla ricerca e la valutazione dello strumento

Nel febbraio 1958 Stafford presentò le proprie conclusioni a otto medici del comitato di medicina generale della Montgomery County Medical Society. Secondo il libro mostrarono interesse, e Stafford iniziò a costituire un comitato di ricerca. Pensò persino alla produzione e alla distribuzione nell’est degli Stati Uniti, cercando un ingegnere, un consulente in brevetti e possibili investitori. Anche alcuni medici di Salt Lake City iniziarono a utilizzare l’apparecchio, ma nel maggio 1958 il comitato medico locale li costrinse a smettere. Lynes riferisce l’amara delusione di un paziente e le parole di un medico che disse a un collega che avrebbe comprato immediatamente l’apparecchio per la propria famiglia se qualcuno si fosse ammalato di cancro.

Nello stesso anno si svolse un’udienza davanti al dipartimento sanitario della California. Lynes elenca il Palo Alto Detection Lab, il Kalbfeld Lab, l’UCLA Medical Lab e il San Diego Testing Lab, affermando che tutti avevano giudicato sicuro l’impiego dello strumento. Ciononostante, il comitato diretto dal responsabile della sanità pubblica Malcolm Merrill lo avrebbe dichiarato pericoloso e vietato. Questa distanza fra le prove descritte e la decisione è uno degli argomenti centrali con cui il libro sostiene che anche la nuova fase di ricerca fosse stata fermata dall’esterno.

Secondo Lynes, nel 1958 e nel 1960 Crane ottenne due ulteriori miglioramenti tecnici. Dava gli apparecchi a noleggio sulla base di contratti, raccoglieva relazioni e organizzava la formazione, affinché gli utilizzatori non modificassero arbitrariamente la costruzione. Per il brevetto e per gli investitori aveva bisogno di dimostrarne l’utilità; per raccogliere prove più ampie, invece, gli servivano denaro e collaborazione medica. Entro il 1960 aveva preparato un manuale e distribuito novanta strumenti per la ricerca e la verifica, sulla base di contratti autenticati da un notaio. Lynes descrive quel momento come l’avvicinarsi di una nuova svolta, seguito da un nuovo intervento delle autorità. [8]

1960–1965: sequestro, processo penale e carcere

Nel 1960 gli investigatori entrarono nell’ufficio di Crane e sequestrarono apparecchi, componenti elettronici e un’ampia documentazione. Lynes stima il valore degli strumenti in più di quarantamila dollari. Fra il materiale portato via elenca relazioni di ricerca, dati tecnici, lettere private, fotografie, fatture e registrazioni; sostiene inoltre che gli investigatori non avessero un mandato. Sarebbero seguite visite ai medici e ai privati che sperimentavano gli apparecchi, insieme a pressioni perché abbandonassero il lavoro. L’autore vi vede la distruzione della base di ricerca che Crane e Rife avevano costruito per un decennio.

Rife, ormai prossimo ai settantatré anni, si ritirò in Messico. Il procedimento penale contro Crane si svolse all’inizio del 1961 e durò ventiquattro giorni. Lynes elenca minuziosamente il materiale che, secondo lui, la difesa non poté utilizzare: gli appunti di ricerca sequestrati, la dichiarazione di Rife, le relazioni mediche e scientifiche degli anni Trenta e Quaranta, i referti di Stafford e le lettere di Couche. Crane dovette quindi affidarsi soprattutto a persone che avevano utilizzato gli apparecchi e si dichiaravano pronte a raccontare la propria esperienza.

I testimoni, il perito e la selezione della giuria nel racconto di Lynes

Al processo testimoniarono quattordici di questi utilizzatori. Fra loro vi era il settantaseienne James Hannibal, che parlò della scomparsa della cataratta, e persone che descrissero miglioramenti di disturbi della vescica e dell’intestino, alterazioni cutanee, dolori ed escrescenze. Lynes si sofferma soprattutto sul perito statale Paul Shea. Questi avrebbe avuto l’apparecchio per due mesi, ma ammesso di non averlo provato né di aver condotto esperimenti; dopo averlo esaminato, aveva concluso che non possedesse proprietà curative. L’autore sostiene inoltre che la giuria fosse presieduta da un medico dell’AMA e che gli altri giurati fossero stati scelti in modo da escludere chi aveva conoscenze mediche o elettroniche o leggeva giornali favorevoli ai trattamenti alternativi.

Crane fu condannato a dieci anni di carcere. In seguito ai ricorsi, la Corte suprema della California annullò due dei tre capi di condanna perché non era stato dimostrato un dolo specifico; trascorse in prigione tre anni e un mese. Si tratta del procedimento penale del 1961, distinto dalla causa civile vinta da Beam Ray contro Hoyland nel 1939. Lynes scrive che dopo la condanna le pressioni raggiunsero anche Stafford, che abbandonò la medicina e divenne venditore, e un medico di Salt Lake City che, dopo il sabotaggio dell’apparecchio e ulteriori persecuzioni, si tolse la vita.

Dopo la scarcerazione Crane non si arrese. Nell’ottobre 1965, a nome del Rife Virus Microscope Institute, chiese nuovamente al comitato di sanità pubblica della California l’approvazione dello strumento. Rife era tornato dal Messico, ma rimaneva in secondo piano. La risposta del 17 novembre affermava che sicurezza ed efficacia non erano dimostrate. Lynes descrive qui un circolo chiuso: senza un’utilità riconosciuta non c’erano brevetto né denaro, e senza la collaborazione dei medici non era possibile raccogliere le prove richieste dalle autorità.

La dichiarazione di Chromiak e i casi di due chiropratici

Un’altra testimonianza documentaria è la dichiarazione giurata di George Chromiak junior del 7 gennaio 1965. Descriveva un’infezione da Staphylococcus aureus contratta nel 1960 mentre lavorava in un ospedale di Cleveland. Secondo il suo resoconto, era diventata resistente agli antibiotici, sistemica e cronica, causando sofferenze prolungate e ricoveri. Attribuiva allo strumento il sollievo e la scomparsa dell’infezione sistemica dopo anni di problemi. Riferiva al contempo un danno permanente alla mano e al polso destri e una ridotta funzionalità dell’arto. La dichiarazione contiene quindi sia la sua convinzione dei benefici dell’apparecchio, sia la descrizione delle conseguenze della malattia che erano rimaste. La concludeva sostenendo la libertà di ricerca. [14]

Per illustrarlo cita due chiropratici. Charles W. Bunner offrì una dichiarazione sul funzionamento dell’apparecchio; avrebbe poi ricevuto una visita proprio dal dipartimento che chiedeva le prove, il quale gli vietò l’uso e ottenne un ordine giudiziario per distruggere lo strumento. Dopo la propria dichiarazione, Les Drown avrebbe ricevuto la visita di un collaboratore dell’American Cancer Society che cercava di coglierlo in un’attività illecita; dovette consegnare l’apparecchio oppure rischiare il carcere. Per Lynes sono due esempi fondamentali della sua tesi: le autorità non si limitavano a respingere le prove presentate, ma impedivano che se ne producessero di nuove. [8]

Virginia Livingston e i ricercatori che Lynes collega a Rife

Lynes non cerca la continuazione della storia di Rife soltanto negli apparecchi elettronici. Dedica una parte importante del libro ai ricercatori dei microrganismi, interpretandone i risultati come una conferma tardiva della sua direzione di ricerca. In primo piano vi è Virginia Livingston-Wheeler, che pubblicò anche con i cognomi Wuerthele-Caspe e Wuerthele-Caspe-Livingston. Secondo il libro, nell’estate del 1947 iniziò a studiare i tumori e a osservare in essi lo stesso organismo. L’anno successivo il lavoro di Eleanor Alexander-Jackson sulle trasformazioni del bacillo tubercolare la spinse a cercare passaggi analoghi nell’organismo che associava al cancro.

Le prime pubblicazioni e i legami tra ricercatori

Nel marzo 1948 presentò le proprie conclusioni insieme al microscopista Roy M. Allen e in agosto le pubblicò nel bollettino della New York Microscopical Society. Lynes collega poi diversi filoni di ricerca: il lavoro canadese di Gruner, la visita di Couche nel 1949, la scoperta di forme fungine da parte di Irene Corey Diller e le osservazioni di James Hillman nei laboratori RCA. Secondo la sua lettura, l’articolo di Livingston-Wheeler del dicembre 1950 mostrava la trasmissione della malattia agli animali da esperimento e il successivo isolamento dell’organismo corrispondente. L’autore lo interpreta come il soddisfacimento dei postulati di Koch (regole per verificare se un determinato microrganismo causa una determinata malattia) e un argomento importante a favore dell’origine batterica del cancro da lui sostenuta.

Ma anche qui Lynes racconta una storia di porte che si chiudono. Attribuisce a Cornelius P. Rhoads del Memorial Sloan-Kettering la mancata realizzazione del simposio di Diller nel 1950. Quando nel 1953 il gruppo di Livingston-Wheeler intervenne al congresso internazionale di microbiologia a Roma, il Washington Post ne diede notizia. Secondo il libro seguirono il rifiuto dell’accademia medica di New York e poi l’interruzione del finanziamento del laboratorio Rutgers-Presbyterian, anch’essa attribuita da Lynes a Rhoads. Livingston-Wheeler perse il posto di lavoro e si trasferì in California, prima a Los Angeles e nel 1955 a San Diego.

Secondo il libro, al congresso di Anversa del 1958 trovò un interesse molto maggiore per il pleomorfismo e gli approcci immunologici. Nel 1959–1960 visitò spesso il nuovo laboratorio di Rife e contribuì a procurare topi per gli esperimenti. Le loro spiegazioni del microrganismo mutevole erano affini, ma le vie terapeutiche diverse: lei sviluppava un siero, lui uno strumento elettrico. Lynes descrive l’incontro come un collegamento fra due generazioni giunte a domande simili attraverso percorsi differenti. Livingston-Wheeler continuò a pubblicare e a partecipare ai congressi, mentre i collaboratori di Rife si trovarono coinvolti in un nuovo procedimento giudiziario.

Ulteriori esperimenti, ricerche interrotte e proposte successive

Lynes cita a questo proposito l’esperimento compiuto su se stessa nel 1959 dalla ricercatrice milanese Clara Fonti. Secondo la sua descrizione, si inoculò una coltura batterica che il libro collega al cancro, sviluppò poi un tumore e lo fece asportare chirurgicamente. L’autore presenta l’episodio come una prova sull’essere umano che, a suo avviso, ripeteva i precedenti passaggi tra sangue, tessuto canceroso, coltura fungina e animali da esperimento. Il breve resoconto assume grande peso nella sua argomentazione: vuole mostrare che il dibattito sul presunto microrganismo non si era limitato all’osservazione dei preparati. [9]

Il percorso di Livingston fu nuovamente interrotto nel 1962 da un infarto; secondo il libro, fino al 1965 lavorò pochissimo. Preparò allora un nuovo studio con Alexander-Jackson. Nel 1966 le due intervennero a un seminario per giornalisti scientifici in Arizona; al ritorno alla Columbia, però, Alexander-Jackson apprese che il suo lavoro era stato interrotto. Lynes collega l’episodio al protrarsi dell’opposizione istituzionale. Nel maggio dello stesso anno Rife e i suoi collaboratori tentarono di coinvolgere l’Institute for Cancer Research di Philadelphia nello studio dello strumento a frequenze, ma l’istituzione si ritirò. Per l’autore sono altri due esempi di collaborazioni interrotte proprio nel tentativo di ampliare la verifica. [9]

Negli sviluppi successivi il libro mette in evidenza Diller e Florence Seibert, che nel 1967 riferirono di aver isolato batteri da tutti i tumori ottenuti. Nel 1969 Livingston-Wheeler, Alexander-Jackson, Diller e Seibert intervennero davanti alla New York Academy of Sciences; il loro contributo, pubblicato nel 1970, descriveva un microrganismo fortemente pleomorfo, associato a diverse patologie maligne umane e animali. In queste descrizioni Lynes sente l’eco di Rife, Kendall, Rosenow e Gruner. Sottolinea in particolare che le ricercatrici provenivano da istituzioni differenti.

Nel 1968 Livingston-Wheeler aprì una clinica a San Diego insieme al marito. Secondo i suoi dati ripresi da Lynes, entro il 1983 vi erano stati trattati più di diecimila pazienti affetti da cancro, con una percentuale di successo dell’ottanta per cento. Nel 1972 pubblicò Cancer: A New Breakthrough e, più tardi, The Conquest of Cancer. Lynes affianca ai suoi scritti il lavoro di Lida Mattman del 1974 sulle forme prive di parete cellulare e il libro A New Bacteriology di Sorin Sonea e Maurice Panisset. Vi vede il ritorno di questioni che all’epoca di Rife erano state relegate ai margini.

Lynes affianca gli sviluppi successivi anche alla grande guerra contro il cancro finanziata con denaro pubblico. Riferisce che Richard Nixon firmò il 23 dicembre 1971 una legge del valore di 1,6 miliardi di dollari e che nel 1985 l’NCI spendeva ormai 1,2 miliardi di dollari all’anno. Nel suo libro del 1972 Livingston criticò duramente l’uso del denaro, la sperimentazione dei farmaci e l’impiego dei pazienti senza la loro piena consapevolezza e il loro consenso. Lynes riassume i dati da lei citati: cinquecento milioni di dollari in tredici anni, centosettantamila farmaci sperimentati e oltre centomila pazienti. Usa le cifre per sostenere la propria accusa secondo cui fondi e influenza si ampliavano, mentre altri percorsi di ricerca rimanevano privi di sostegno. [9]

Lynes estende la sua visione successiva all’alimentazione e alla prevenzione delle malattie. Riassume gli avvertimenti di Livingston sul presunto microrganismo nel pollame e nelle uova e la sua proposta di immunizzare bovini e pollame con un siero. La collega poi all’idea di Rife di inattivare BX nella carne e alle sue affermazioni sulla carne di maiale e sui funghi. L’autore riflette anche sul trattamento del sangue nelle banche del sangue. Attribuisce inoltre a Livingston la proposta di immunizzare precocemente i bambini e la convinzione che il cancro potesse essere eliminato in un decennio. Nel libro queste sono presentate come idee storiche sue e dell’autore: Lynes le usa per illustrare l’ampiezza di quel futuro che, a suo avviso, la perdita del lavoro di Rife aveva precluso. [9]

La narrazione chiude anche un cerchio personale. Nel 1976 Livingston-Wheeler sposò Owen Wheeler, che aveva conosciuto Rife da giovane e trascorso del tempo nel suo laboratorio. Nello stesso anno Christopher Bird pubblicò un articolo sulla sorte del microscopio di Rife. Per Lynes questi due incontri significano che, nonostante decenni di silenzio, la storia non si era interrotta: era sopravvissuta nelle persone, nei documenti, negli strumenti e in domande di ricerca affini. [9]

The Victims: il costo umano nella narrazione di Lynes

Il capitolo The Victims interrompe la successione di laboratori, lettere e procedimenti giudiziari. Lynes vuole mostrare le persone che, a suo giudizio, si nascondono dietro le grandi cifre dei morti. Presenta dapprima Dorothy Lynch di Dorchester, nel Massachusetts, che durante la malattia cercava informazioni su approcci diversi. Il suo percorso è raccontato nel libro Exploding into Life, nel quale, insieme al marito, il fotografo Eugene Richards, unì testo e fotografie della malattia e della vita in ospedale. Il secondo caso è quello di Mark Johnson, un bambino di nove anni di La Crosse, nel Wisconsin, autore dei racconti The Great Planet Swap and Other Stories, che morì di leucemia dopo quattro anni di malattia.

Lynes collega il loro destino alla propria accusa centrale: è convinto che, a causa della soppressione del lavoro di Rife, le persone non abbiano avuto accesso a una possibilità che avrebbe potuto cambiare la loro vita. Il capitolo non è quindi soltanto il ritratto di due persone, ma un’espressione della sua rabbia e del suo dolore. Lo conclude con una lettera scritta a Rife nel 1953 da un ufficiale di Marina. L’autore ricorda le visite al laboratorio in gioventù, ammira le sue microfotografie e si rammarica che il mondo debba ricominciare a cercare risposte che, a suo parere, Rife aveva già offerto. [11]

Cancer and AIDS: la prospettiva del libro negli anni Ottanta

Nel capitolo Cancer and AIDS, Lynes estende la narrazione all’epidemia allora emergente. Il punto di partenza rimane l’idea di Gruner di un organismo capace di passare fra forme differenti, insieme al legame che l’autore vede fra Gruner, Livingston-Wheeler e Rife. Presenta poi il medico e scrittore Alan Cantwell. Cantwell riferiva di aver trovato lo stesso microrganismo nel cancro e nel sarcoma di Kaposi, che il libro associa all’AIDS. Separatamente sosteneva l’ipotesi che lo stesso organismo causasse anche l’AIDS e che la ricerca sull’AIDS dovesse prendere seriamente in considerazione una spiegazione batterica. Lynes accoglie queste affermazioni come una continuazione dell’antica disputa sul pleomorfismo.

L’interpretazione di Gruner sull’alimentazione e il contrasto sugli indirizzi di ricerca

L’argomento di Gruner in questo capitolo non è soltanto teorico. Lynes riassume la sua affermazione secondo cui un pasto a base di carne di maiale avrebbe prodotto per otto o nove ore un quadro ematico indistinguibile da quello di un malato di cancro, dopo di che la situazione si sarebbe normalizzata. La collega alla base suina del terreno K di Kendall e all’osservazione di Rife secondo cui un simile ambiente avrebbe favorito la crescita del presunto microrganismo del cancro. Usa quindi la descrizione di Gruner come prosecuzione della tesi sul mutamento dell’organismo in funzione dell’alimentazione o dell’ambiente. Qui il libro passa dalla spiegazione di laboratorio a un’interpretazione molto più ampia dei rapporti tra cibo, sangue e malattia. [11]

A questa posizione il libro contrappone Robert Gallo del National Cancer Institute, che respingeva decisamente una simile spiegazione. Lynes sostiene che i finanziamenti fossero diretti verso le linee di ricerca consolidate, mentre quelle diverse venivano escluse. Come esempio cita anche una ricerca dello Sloan-Kettering del 1975: secondo il suo racconto, l’organismo presente nelle colture di sangue di pazienti oncologici fu interpretato come una contaminazione esterna e il lavoro venne accantonato. Per questa affermazione rimanda il lettore al libro di Raymond Brown sull’AIDS, sul cancro e sulle istituzioni mediche.

Nel suo libro Aids: The Mystery and the Solution, Cantwell espresse la convinzione che «l’AIDS è cancro e il cancro è AIDS». Ipotizzò anche che alcuni procedimenti medici avessero involontariamente contribuito alla comparsa di forme più virulente del presunto batterio. Riassumendo le sue affermazioni, Lynes accentua l’avvertimento che, a suo giudizio, con la nuova epidemia avrebbe potuto ripetersi la storia di una scoperta ignorata. Questo capitolo mostra come l’autore intendesse nel 1987 l’urgenza del proprio libro: non voleva soltanto ricostruire il passato di Rife, ma spingere i lettori a chiedere un nuovo esame delle sue idee e l’apertura di altre vie di ricerca. [11]

1968–1992: gli ultimi anni, i documenti conservati e il libro di Lynes

Nel marzo 1968, pochi mesi prima del suo ottantesimo compleanno, Rife trasferì la proprietà del microscopio a John F. Crane. Secondo il documento descritto da Lynes, intendeva ancora brevettarlo e i diritti sarebbero spettati a Crane. Considerava gli strumenti a frequenze una loro invenzione comune, poiché entrambi avevano contribuito alle nuove versioni. Morì nel 1971. Rimasero strumenti, progetti, corrispondenza, fotografie e ricordi dei collaboratori, che sarebbero diventati la base dei successivi tentativi di ricomporre il suo lavoro in un insieme unitario.

Crane, la conservazione dei documenti e la successiva storia del microscopio

Crane ebbe un ruolo centrale nella conservazione di questo materiale. Lynes gli riconosce la tenacia e il merito di non essersi arreso quando altri si erano ritirati. Lo critica però anche duramente: non aveva l’abilità organizzativa di Johnson, allontanava professionisti, uomini d’affari e avvocati capaci e perdeva anni in cause preparate in modo inadeguato. Nel 1959 chiese ai possibili investitori centocinquanta milioni di dollari. In seguito intentò personalmente azioni giudiziarie di ampia portata contro lo Stato della California, Nelson Rockefeller e molti altri. Lynes ritiene che così consumasse energie che avrebbero dovuto essere dedicate alla ricerca e alla collaborazione.

L’articolo di Bird What Has Become of the Rife Microscope?, del marzo 1976, riportò la storia all’attenzione dei lettori. Fra il 1984 e il 1988 il Microscopio Universale passò fra gruppi che intendevano restaurarlo, ma che, secondo il libro, non fecero progressi. Alla fine fu necessario un procedimento giudiziario federale perché tornasse alla società Rife Labs. Questa era stata fondata per riesaminare il lavoro con metodi scientifici moderni. La conclusione dell’edizione utilizzata descrive la sua prudente valutazione degli strumenti elettronici e la speranza di poter un giorno riprendere la ricerca interrotta.

Barry Lynes conobbe Crane all’inizio del 1986. Secondo la sua stessa presentazione, inizialmente era scettico, ma la quantità dei documenti conservati lo convinse poi che dovesse scrivere la storia. La prima stampa di The Cancer Cure That Worked! uscì nel marzo 1987; seguirono ristampe, fra cui la quarta dell’aprile 1992, sulla quale si basa questo articolo. La prefazione di Mattingly invita a riesaminare il lavoro di Rife e riflette su come le nostre aspettative influenzino ciò che siamo in grado di vedere al microscopio.

La prefazione di Mattingly: osservazione, luce e forme mutevoli

Nella prefazione Mattingly affronta dapprima la questione dell’osservatore stesso. Le persone non hanno sensi ugualmente sensibili e il riconoscimento di ciò che vedono è influenzato dalla conoscenza e dall’esperienza. Il microscopio vi aggiunge la scelta delle lenti, dell’illuminazione, dei coloranti e della preparazione del campione. La prefazione non riguarda quindi soltanto la potenza dell’apparecchio, ma anche la disponibilità del ricercatore a riconoscere un fenomeno inatteso. Con il racconto del mancato riconoscimento di grandi navi al di fuori del mondo conosciuto, Mattingly illustra l’idea che ciò che è evidente per un osservatore non lo sia necessariamente per un altro. Affianca questa concezione dello sguardo alla controversia di Rife con la microscopia consolidata. [1]

La prefazione collega i microzimi di Béchamp agli endobionti di Enderlein e ai bioni di Reich. Mattingly li considera minuscole particelle viventi simili o forse identiche, osservate con nomi diversi; sottolinea l’uso del campo oscuro (una tecnica di microscopia in cui le particelle illuminate risaltano su uno sfondo scuro) e le difficoltà nell’accettazione di metodi di osservazione insoliti. Definisce ancora meno conosciuta l’illuminazione di Rife. Richiama poi Gustave Le Bon e le successive ricerche biofisiche sull’interazione tra luce e sistemi viventi. La sua spiegazione è che una luce regolabile potrebbe accordarsi con la risposta caratteristica di un microrganismo e creare una risonanza che lo farebbe apparentemente illuminare da sé. È questa la spiegazione di Mattingly del possibile principio dello strumento di Rife. [1]

Mattingly estende il pleomorfismo a una riflessione generale sulla vita. Collega i cambiamenti di forma allo sviluppo dell’organismo, all’evoluzione e alla simbiosi e contesta l’idea che i batteri debbano fare eccezione. Usa la spiegazione di Béchamp per discutere dei batteri che avrebbero origine da particelle interne agli stessi sistemi viventi e del rapporto tra ambiente interno, malattie degenerative e forme patologiche. A suo avviso, lo studio di preparati morti e colorati ostacolava la comprensione dei processi nell’organismo vivo. Da queste riflessioni ricava la necessità di un quadro comune per osservare preparati viventi e della disponibilità a riaprire vecchie controversie teoriche. [1]

Mattingly è prudente riguardo ai nuovi microscopi: a suo avviso la luce ultravioletta danneggia i batteri osservati e il miglioramento delle immagini al computer può aggiungere nuove complessità all’interpretazione. Menziona uno strumento francese poco noto degli anni Sessanta, al quale attribuisce un ingrandimento di 4.500 e una risoluzione di 150 angstrom (unità di lunghezza; un angstrom è un decimiliardesimo di metro), nonché una combinazione di campo oscuro, luce quasi ultravioletta e laser. Infine riferisce la propria osservazione di un processo pleomorfo in campioni di sangue freschi e non trattati, con un microscopio da ricerca e il campo oscuro. Sottolinea l’importanza dell’apprendimento preliminare e della guida di un mentore. Conclude la prefazione invitando a riesaminare con equità gli apparecchi di Rife e il suo lavoro alla luce delle nuove conoscenze. [1]

Alla fine Lynes invita i lettori a scrivere ai propri rappresentanti politici e ai mezzi d’informazione. Vuole che il libro susciti azioni. La nota conclusiva dell’editore riferisce la sua accusa a determinate persone dei decenni precedenti e, nello stesso tempo, esprime rispetto per la dedizione della maggior parte dei medici e dei chirurghi. La narrazione si chiude così con la stessa speranza che unisce Rife, Johnson, Crane e i ricercatori successivi: che qualcuno riprenda in mano gli apparecchi e i documenti conservati, li studi e renda possibile continuare un lavoro che essi ritenevano incompiuto. [1] [8]

Le tappe principali della storia

  1. 1888Rife nasce a Elkhorn, nel Nebraska.
  2. 1913Si trasferisce a San Diego, dove sviluppa il proprio lavoro meccanico e ottico.
  3. 1920–1929Costruisce i primi microscopi e strumenti elettrici; nel 1929 il suo lavoro attira l’attenzione dei giornali.
  4. 1931–1932Collaborazione con Kendall e Johnson, prime pubblicazioni specialistiche e disputa sull’interpretazione delle osservazioni.
  5. 1933Completamento del Microscopio Universale.
  6. 1934Clinica di La Jolla; Lynes riferisce sedici guarigioni, mentre il libro presenta diversi riepiloghi temporali degli esiti.
  7. 1935–1937Nuovi apparecchi, altre cliniche, collaborazione con Gruner e ricerca infruttuosa di un finanziamento più stabile.
  8. 1938–1939La società Beam Ray amplia la costruzione degli apparecchi. Vince la causa civile del 1939, ma la controversia esaurisce le forze dei collaboratori e interrompe lo slancio commerciale.
  9. 1944Pubblicazione dell’articolo di Seidel e Winter sullo strumento; morte di Johnson.
  10. 1950–1957Rife collabora con John Crane; nascono nuove versioni, compresi apparecchi più piccoli a contatto con il corpo.
  11. 1960–1965Sequestro delle attrezzature, procedimento penale e carcere di Crane; viene respinta una nuova domanda di approvazione.
  12. 1968–1971Trasferimento del microscopio a Crane nel 1968 e morte di Rife nel 1971; parallelamente si sviluppa il lavoro di Livingston-Wheeler e di altre ricercatrici.
  13. 1976–1992Rinnovato interesse, esame dei materiali da parte di Lynes nel 1986, prima edizione del libro nel 1987 e ristampe successive.

Fonti e note sui materiali storici

  1. Barry Lynes, The Cancer Cure That Worked! Fifty Years of Suppression. Marcus Books, © 1987; quarta stampa utilizzata, aprile 1992, ISBN 0-919951-30-9. Dati editoriali: PDF pp. 2–3; presentazione dei collaboratori e dell’autore: pp. stampate 1–2 / PDF 7–8; prefazione di John W. Mattingly: pp. stampate 3–10 / PDF 9–16; primi anni: capitoli 4–5, pp. stampate 33–40 / PDF 39–46; nota conclusiva dell’editore: PDF 165. I numeri PDF indicano le pagine della scansione di 166 pagine utilizzata.
  2. Lynes, capitolo 6, pp. stampate 41–47 / PDF 47–53: collaborazione con Kendall e Johnson, resoconti giornalistici, cena del 1931, intervento a Baltimora e pubblicazioni di Rosenow. Il libro riassume l’articolo di Rife e Kendall in California and Western Medicine (dicembre 1931), la notizia in Science News (11 dicembre 1931) e la relazione di Rosenow in Science (26 agosto 1932).
  3. Lynes, capitoli 7–8, pp. stampate 49–58 / PDF 54–63: BX, descrizioni degli esperimenti, articolo del 1933, Microscopio Universale e lettere di Johnson sui preparativi della clinica. Fotografia del microscopio: appendice G, p. stampata 149 / PDF 145. Ritratto del 1931: appendice C, p. stampata 145 / PDF 141.
  4. Lynes, capitolo 9, pp. stampate 59–65 / PDF 64–70: clinica del 1934, relazione di Rife del 1° dicembre 1953, lettera di Kendall su Tom Knight, testimonianza di Couche e lettera di Johnson sui registri. Facsimili nelle appendici I–L: pp. stampate 151–155 / PDF 147–151. Dati sui sedici o quattordici casi e sui due rimanenti: introduzione, p. stampata 1 / PDF 7; p. stampata 61 / PDF 66; p. stampata 103 / PDF 104; p. stampata 116 / PDF 116. I riepiloghi temporali nel libro differiscono.
  5. Lynes, capitoli 10–12, pp. stampate 67–85 / PDF 71–89: International Cancer Research Foundation, Gruner, Walker, sviluppo di apparecchi e microscopi, cliniche, laboratorio e piani di finanziamento. Le lettere sono riassunte a partire dalle citazioni e dalle riproduzioni presenti nel libro.
  6. Lynes, capitoli 13–14, pp. stampate 87–99 / PDF 90–101: Beam Ray, collaborazione inglese, testimonianze di Cullen su Fishbein e l’AMA, causa civile del 1939, conseguenze, morte di Johnson ed eventi nel laboratorio. Racconto più dettagliato di Cullen sul paziente di Hamer e sull’offerta di Fishbein: capitolo 3, pp. stampate 29–30 / PDF 35–36. Le accuse e l’attribuzione dei motivi sono presentate come interpretazioni di Lynes o testimonianze da lui citate.
  7. Lynes, capitolo 15, pp. stampate 101–107 / PDF 102–108: intervento di Kendall, microscopia, dichiarazione pubblica di Rife del 1938, resoconto sui due pazienti rimanenti, descrizione dell’ottica e dello strumento a frequenze da parte di Seidel. La bibliografia, p. stampata 139 / PDF 137, cita Raymond E. Seidel e M. Elizabeth Winter, Journal of the Franklin Institute, febbraio 1944, e la ristampa nel rapporto annuale della Smithsonian Institution.
  8. Lynes, capitolo 19, pp. stampate 127–136 / PDF 125–134: John Crane, nuovi apparecchi, relazione di Stafford e indicazioni sulle autopsie, prove di laboratorio, sequestro, procedimento penale del 1961, ricorsi, carcere e domanda del 1965. Anche gli ultimi anni di Rife, i problemi commerciali e giudiziari di Crane e la sorte del microscopio. Fotografia di Rife nel 1960: appendice U, p. stampata 164 / PDF 161.
  9. Lynes, capitolo 16, pp. stampate 109–119 / PDF 109–119: Virginia Livingston-Wheeler, Eleanor Alexander-Jackson, Irene Diller, Florence Seibert e altri ricercatori che l’autore collega al lavoro di Rife; pubblicazioni, incontri e clinica di San Diego. La presentazione di una successiva conferma delle idee di Rife segue l’interpretazione di Lynes nel libro.
  10. Cancer Research UK, Rife machines. Fonte della breve nota medica attuale alla fine dell’articolo. Pagina web consultata il 28 ottobre 2026. Cancer Research UK
  11. Lynes, capitoli 17–18, pp. stampate 121–125 / PDF 120–124: The Victims e Cancer and AIDS. Le storie di Dorothy Lynch e Mark Johnson e l’estensione della tesi dell’autore all’AIDS appartengono al contesto storico e polemico del libro degli anni Ottanta.
  12. Lynes, capitoli 2–3, pp. stampate 17–32 / PDF 23–38: Béchamp, Pasteur, pleomorfismo, Kendall e Rivers; presentazione da parte dell’autore delle istituzioni sanitarie americane, dell’AMA, della pubblicità, del finanziamento della ricerca e degli interessi privati. Il libro si richiama, fra gli altri, a E. Douglas Hume, Morris A. Beale, Paul Starr e Ralph W. Moss.
  13. Organizzazione mondiale della sanità (WHO), HIV and AIDS. Fonte della breve nota medica attuale. Pagina web consultata il 28 ottobre 2026. WHO
  14. Lynes, appendici documentarie N–O, T, V–X: lettere di Johnson sulla signora Young e sui risultati di Foord (PDF 153–155; PDF 155 ripete la lettera di PDF 153); dichiarazione di Charles F. Tully del 1 giugno 1954 (PDF 160); dichiarazione giurata di George Chromiak Jr. del 7 gennaio 1965 (PDF 162); dichiarazione di Blanche H. Jones del 16 gennaio 1968 sul trattamento del 1956 (PDF 163); quadro comparativo delle caratteristiche di batteri e virus (PDF 164). Prefazione di John W. Mattingly: PDF 9–16. Le affermazioni sono presentate come testimonianze e interpretazioni contenute nel libro.

Una breve nota medica attuale

L’articolo presenta la narrazione storica di Barry Lynes. Cancer Research UK afferma che non esistono prove affidabili che gli apparecchi di Rife siano efficaci contro il cancro. L’AIDS è conseguenza di un’infezione da HIV in fase avanzata. Gli apparecchi di Rife non devono sostituire o ritardare l’assistenza sanitaria consolidata. [10] [13]

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